gennaio 23rd, 2012

Lo Snowboard

Nato da un tentativo di evolvere il monosci e casualmente trasformatosi in una sorta di surf sulla neve, lo snowboard deve la sua consacrazione a Jake Burton Carpenter il primo a realizzare la tavola come la conosciamo e a partecipare ad una gara di Snowboarding.

Lo snowboard costantemente in crescita negli ultimi 20 anni è ormai praticato da milioni di snowboarder e ha dato vita a stili diversi.

Il freeride che si svolge su ripidi pendii innevati su neve fresca e fuori pista.

Il freestyle che è composto da una serie di evoluzioni e figure acrobatiche che si svolgono in aree appositamente attrezzate dette snow park con conformazioni del terreno particolari e con attrezi di vario tipo, tra cui ringhiere, piattaforme e le cosiddette halfpipe. Il freestyle è molto simile per certi aspetti allo skateboard di cui sfrutta molte figure.

Lo Snowboard alpino è l’alter ego dello sci con competizioni di slalom effettuate sulle piste da sci ma con le tavole. Tavole per inciso leggermente diverse e generalmente più rigide di quelle utilizzate per freestyle e freeride.

Lo snowboard essendo molto recente è molto diffuso fra giovani e giovanissimi ed ha un grande potenziale di crescita, a Bormio è stato allestito uno snowpark attrezzato per tutti i livelli di esperienza e in grado di far esprimere al meglio gli snowboarder.
Per i principianti inoltre c’è un’ottima scuola di snowboard.

dicembre 26th, 2011

Discesa Libera maschile

Tra le tante manifestazioni che si svolgono ogni anno a Bormio la palma di Regina della stagione invernale spetta sicuramente alla gara di Discesa Libera Maschile, appuntamento ormai stabile della Coppa del Mondo di specialità.

La gara si svolge sulla famosa pista Stelvio, un tracciato di 3186 mt con partenza a 2255mt e arrivo a 1268 mt per un dislivello di 987mt con pendenze massime del 63%. La pista costruita in previsione dei mondiali del 1985 e inaugurata nel 1982 è stata teatro di 31 eventi di Coppa del Mondo e 2 Mondiali.

La pista è una delle più tecniche e veloci della Coppa del Mondo. Parte con un muro e due veloci curve per poi gettarsi giù per il velocissimo canalino Sertorelli immediatamente seguito da una serie di esse che fanno selezione.
Dopo due ulteriori curvoni molto rapidi la pista presenta la parte più tecnica e più difficile in assoluto, la traversa della Crecentina, una diagonale in contropendenza con fondo ondulato e ghiacciato. La Crecentina è il punto dove normalmente ci si gioca la vittoria.
Passata la traversa, dopo un breve rallentamento, si affronta il salto di San Pietro dove gli atleti volano fino a 40 metri per ricadere su un muro ripidissimo dove toccano velocità impressionanti (fino a 140 km/h). Nella parte finale dopo un piccolo pianoro e una serie di curvoni in contropendenza arriva un salto in prossimità del traguardo.

Nell’albo d’oro della competizione figurano nomi che hanno fatto la storia della disciplina come Bode Miller, Luc Alphan, Hermann Maier e Lasse Kjus.

Un appuntamento irrinunciabile per i fan degli sport invernali.

dicembre 21st, 2011

Ciaspole

Le racchette da neve sono utilizzate, sin da tempi lontani, dalle popolazioni residenti nella zona Artica. Per muoversi sulla neve profonda e fresca, questi attrezzi costituiscono lo strumento più semplice e leggero perché aumentano la superficie calpestata e quindi il “galleggiamento” su terreni morbidi, come quelli innevati. Con le racchette ai piedi la marcia risulta meno faticosa e soprattutto più semplice che con gli sci, che risultano scomodi negli spazi stretti del bosco e, per esempio, ingombranti quando vanno attaccati allo zaino. Inizialmente, erano costruite con della corda intrecciata al legno, ma a partire dagli anni settanta fino ai nostri tempi vi è stata una costante evoluzione nella loro produzione, sono cambiati radicalmente i materiali, l’uso della plastica ha permesso la costruzione di racchette più tecniche, resistenti, leggere ed affidabili, con una manutenzione minima. Esse si indossano direttamente alle scarpe permettendo a chi le indossa di muoversi sul manto nevoso senza sprofondare. Oltre a queste calzature, si utilizzano anche dei bastoncini che permettono movimenti più decisi. Oggi ci sono racchette per tutte le esigenze: dalle passeggiate tranquille fino salite estreme.

Negli ultimi anni c’è stato un grande ritorno alle racchette anche sulle Montagne, dove non erano quasi più utilizzate, dato l’abbandono delle attività montane in cui erano necessarie, come la caccia o i trasferimenti in zone non percorse da strade, e dopo il grande impiego durante la prima guerra mondiale da parte degli alpini.

Esistono tre principali tipi di ciaspole: i fagioli: sono dotate di struttura esterna in legno o alluminio e di superficie d’appoggio in cordini intrecciati. Il piede viene fissato con fettucce e cordini; le canadesi: sfiorano il metro e sono dotate di coda; quelle moderne che prendono tutti gli aspetti positivi delle prime due.

A Bormio è possibile praticare questo sport (dal 20 dicembre al 2 aprile) accompagnati da espertissime guide alpine; le escursioni vengono decise di volta in volta in base alle condizioni del tempo, alle proprie esigenze.

La scelta curata di un abbigliamento è fondamentale per la riuscita di una gita di questo tipo e comprende: giacca a vento, guanti, berretto, occhiali da sole, scarponi da montagna o scarpe invernali pesanti, zaino, ghette, bastoncini da sci, racchette da neve.

dicembre 5th, 2011

Sci Alpinismo

Lo sci alpinismo, o scialpinismo, è una disciplina sciistica che, mediante l’utilizzo di sci e pelli di foca, permette di muoversi in montagna durante la stagione invernale, sia in risalita sia in discesa. I primi ad utilizzare questa tecnica sono stati i popoli scandinavi come alternativa alle risalite a piedi durante le uscite di caccia. Questo sport è il più antico tra le discipline sciistiche (ricordiamo infatti che i primi impianti di risalita nacquero solo all’inizio del ‘900 sulle Alpi).
I materiali e le modalità di pratica di questo sport sono le stesse utilizzate dai primi pionieri ed esploratori che si avventuravano alla scoperta di nuove popolazioni artiche e dalle truppe alpine nella prima guerra mondiale.
È uno sport pericoloso, quando l’atleta scende sovraccarica i pendii carichi di neve con il proprio peso tagliando banchi di neve appena depositata rischiando un distacco e questo naturalmente espone chi pratica questa discipline al rischio di venire travolto da valanghe. Nella dotazione dello sci alpinista è presente infatti una pala smontabile e una sonda per valanghe.
A Bormio si trovano alcuni tra i migliori percorsi si trovano proprio a Bormio e dintorni.
Per esempio, il percorso che si snoda dal Rifugio Berni 2541 m (sulla strada del passo del Gavia) fino alla croce di vetta sul crinale del Monte Dosegù. Un percorso molto bello che sfiora ghiacciai e crinali arrivando fino ai 3000 metri (tempo stimato 1h 30m). Altri importanti itinerari sono quello che parte dai pressi di Bormio e arriva alla Cima del lago di Spalmo, oppure da Motta grande alla cima Foscagno, o ancora, il sentiero che parte dagli impianti sciistici di Bormio e arrivare direttamente a Santa Caterina Valfurva, passando interamente tra i boschi che dividono queste zone ( circa 13 km di percorrenza).

novembre 30th, 2011

IL VINO DELLA VALTELLINA

Secoli di storia e tradizione nella coltivazione della vite fanno della Valtellina una terra dal fascino antico. Oggi come ieri, nell’attraversare la vallata si rimane affascinati dallo straordinario effetto paesaggistico, disegnato da terrazzamenti vitati sostenuti da migliaia di chilometri di muretti a secco.
Nelle piccole porzioni di terra riportata tra le rocce, maturano le uve nebbiolo che regalano un vino fine, piacevole, di gran qualità oltre che di straordinaria eleganza. Alcuni storici fanno risalire l’introduzione della vite in Valtellina alle antiche popolazioni Celto-liguri, che in epoca pre-romana si insediarono nella zona. Sulle ripide pendici di questa vallata ogni vigneto è ricavato grazie a una imponente opera di terrazzamento, realizzata costruendo muretti di contenimento e coprendo poi la nuda roccia con il terreno trasportato a spalla dal fondovalle.
Nell’800 d.C, sfruttando le strade romane che attraverso i valichi alpini e la valle del Reno collegavano la Valtellina a grandi città come Zurigo e Amburgo, le popolazioni germaniche dando vita ad un fiorente commercio, che favorì la diffusione dei vini valtellinesi anche sui mercati esteri. Più tardi, tra il XIII e il XV secolo, per volere delle famiglie Visconti e Sforza, vennero elargiti particolari privilegi alle popolazioni della valle, al fine di incrementare la produzione del prezioso nettare della Valtellina. Nei secoli seguenti numerosi poeti e scrittori, tra cui Giosuè Carducci, decantarono nelle loro opere questi vini, frutto della caparbietà di generazioni di viticoltori. I vini valtellinesi hanno raggiunto nel tempo uno standard qualitativo di assoluta eccellenza, confermato dai numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali dette case produttrici. Da secoli la Valtellina è terra di viti e di vino. Sulla sponda retica del fiume Adda per una quarantina di chilometri si susseguono, incuneati tra le rocce, i vigneti terrazzati dove matura l’uva che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi una delle risorse più significative dell’economia agricola locale. La passione e la fatica di intere generazioni di uomini hanno permesso la coltivazione su queste pendici scoscese di un vitigno nobile come il Nebbiolo, chiamato localmente Chiavennasca. Un altro vino famoso è lo sforzato o Sfursat di Valtellina è il primo passito rosso secco italiano che vanta la “garantita”, ossia la DOCG, ottenuta nel 2003 dopo un laborioso iter che ha visto impegnati, col Consorzio, tutti i produttori. Questo vino è il frutto della selezione delle migliori uve Nebbiolo (grappoli spargoli e sani) che subito dopo la vendemmia vengono stese su graticci in locali asciutti e ben areati detti “fruttai” per la qualità dello Sforzato . L’appassimento dura mediamente 110 giorni e quando a fine gennaio l’aria di Valtellina ha completato il suo…lavoro, l’uva ha perduto il 40% del proprio peso, ha concentrato i succhi, ha sviluppato particolari fragranze aromatiche ed è pronta per la pigiatura. Seguono 24 mesi di maturazione ed affinamento in legno e bottiglia. Solo a quel punto questo rosso caldo, figlio del freddo, con grado alcolico minimo 14% è pronto per la degustazione. Il colore è granato scuro, intensi i profumi. E’ anche il vino più pregiato nel panorama dei vini valtellinesi; ha un profumo intenso, caldo e speziato, ricco di note di frutti di bosco e resina. Al palato si presenta morbido, asciutto, alcolico e vellutato, con un sapore intensamente aromatico, pieno, con sentore di legno e spezie. Lo Sforzato di Valtellina DOCG è un vino di corpo, adatto ad abbinare piatti strutturati, come arrosti, selvaggina, umidi e bolliti di carni rosse e di maiale; ottimo se gustato con formaggi grassi e saporiti come il Bitto. È anche un vino da meditazione da consumare a fine pasto, centellinandolo in piccoli e brevi sorsi, dopo aver scaldato il calice nella mano.

novembre 21st, 2011

LA CUCINA VALTELLINESE

Basata sull’utilizzo di pochi ma genuini prodotti, la cucina valtellinese è molto apprezzata anche dai palati più esigenti ed esperti, grazie alla semplice ma sapiente armonia di sapori che da sempre la contraddistinguono. La sua tradizione gastronomica, rispetto ad altre regioni, non è ricchissima, in quanto la Valtellina, essendo un territorio montuoso, ha basato per secoli la sua economia su agricoltura e pastorizia, attività da cui anche oggi vengono tratti i prodotti che intervengono nella preparazione dei piatti più tipici: latte, burro, formaggio e farina. Ne sono un esempio la polenta taragna, i pizzoccheri, che venivano serviti come piatti unici, visto le numerose calorie che hanno e gli sciatt, per citare solo i più conosciuti a livello internazionale. Si tratta in genere di piatti nati per dare un consistente apporto nutritivo a chi doveva spendere molte energie nel lavoro dei campi, e diventati oggi occasione per apprezzare sapori che richiamano un passato da non perdere. Passiamo adesso in rassegna alcuni dei piatti più prelibati di Bormio e dintorni: gli sciatt (il termine viene utilizzato nel dialetto valtellinese per indicare i rospi). Questo piatto valtellinese ha ben poco a che fare con questo animale, si tratta infatti di frittelle di grano saraceno aventi forma irregolare con al loro interno un cuore di formaggio). La polenta Valtellinese da sempre definita il “piatto dei poveri” (la polenta sta alla base di molte delle ricette tipiche valtellinesi, grazie alla sua bontà e semplicità). Tradizionalmente la polenta, preparata con farine miste, diventa “in fiur” se cucinata nella panna anziché nell’acqua e “Taragna” se cucinata con l’aggiunta di burro e formaggio. Costine al Lavécc: la curiosità di questa ricetta non sta certo nel termine costine (di cui tutti conosciamo bene il significato) ma nel lavècc. E’ una pentola di pietra ollare della Valmalenco, dove sono collocate le cave. Prima di utilizzarlo per la cottura dei cibi va strofinato su tutta la superficie interna ed esterna con dell’aglio, successivamente vi si fa cuocere del grasso di maiale o di manzo con cui si ungerà poi tutta la sua superficie. E’ importante però lasciare per circa tre giorni il grasso sciolto dentro la pentola. Per garantire la perfetta cottura del cibo dentro il lavècc è bene ripetere l’intera operazione più volte. Ancora più buona e tipica bormina, è la minestra allo speck, piatto tipico del Bormiese preparato in occasione delle festività natalizie; è una minestra basata sull’utilizzo di latte e riso nella quale non manca il classico condimento “alla valtellinese” di burro e formaggio. E per finire come dessert si può osare a prendere la famosa panadel che è una torta di mele cotta come una frittata.

novembre 15th, 2011

SCI DI FONDO

Lo sci come mezzo di locomozione nacque dall’esigenza dei popoli nordici e asiatici di muoversi in un ambiente coperto dalla neve per molti mesi all’anno. Anche d’inverno era questione di vitale importanza procurarsi il cibo con la caccia e la pesca. Un giorno qualcuno iniziò a mettersi ai piedi cortecce e rami intrecciati per facilitare gli spostamenti sulla neve. Con l’andare del tempo queste rudimentali racchette da neve subirono una lenta ma costante evoluzione che le portò, soprattutto nelle regioni dove il terreno era ondulato, a scivolare in modo da rendere meno faticosa e più veloce la marcia. Nelle regioni scandinave spesso i cacciatori con ai piedi lunghe assi ricurve, inseguivano cervi e bisonti. Da alcuni reperti ritrovati nelle torbiere della Svezia si ritiene che si utilizzassero uno sci più corto e uno più lungo. Quello corto, ricoperto di pelle, serviva per dare la spinta, per frenare e per cambiare direzione, quello lungo serviva per scivolare in velocità. Fu nella seconda metà dell’Ottocento che lo sci assunse anche connotati sportivi. La prima gara di cui ci sono notizie documentate risale al 1843. Si disputò a Tromsø (Norvegia) e fu vinta da un lappone che percorse i 5 km in 29 minuti. Nel 1884 si svolse la prima gara di gran fondo sulla ragguardevole distanza di 200 km, vinta in 21 ore dal lappone Lars Tourda. Confinati sia per conoscenza sia per utilizzo nelle regioni scandinave, gli sci di fondo ebbero il loro momento di notorietà internazionale grazie all’impresa del norvegese Fridtjof Nansen che, nel 1888, compì la traversata dell’inesplorata Groenlandia, utilizzando appunto gli sci. Il libro che scrisse divenne ben presto un best-seller in tutta Europa e contribuì a far conoscere questa disciplina al di fuori della sua terra d’origine. Ci sono 2 modi principali per praticare questo sport:

• la tecnica classica: detta anche per brevità, “il classico”, che è stata l’unica praticabile fino agli anni 80, questo causa dei limiti tecnologici nella battitura della pista che imponevano agli sci di muoversi paralleli al senso di marcia. Si esegue aiutandosi con due solchi nella neve battuta larghi poco più degli sci, detti “binari”, che corrono lungo il lato della pista; questi guidano lo sci senza bisogno che lo sciatore debba correggere la loro direzione e creano una base d’appoggio efficiente per lo sci
• la tecnica libera: è piuttosto giovane poiché incomincia a fare la sua comparsa agli inizi degli anni 80, in seguito al miglioramento delle tecnologie di battitura delle piste con motoslitte e gatti della neve, che permettevano di realizzare uno spazio più ampio di neve compatta ai lati del binario rispetto alla battitura manuale
Nella Magnifica Terra si vuole ricordare alcuni famosi anelli:
• La pista Valtellina: situata a Santa Caterina Valfurva si snoda tra un’ampia piana e folti boschi a quota 1800 m ed è caratterizzata da anelli da 5 e 10 km, saliscendi e dislivelli tra 190 m e 390 m. Il tracciato presenta inoltre delle soluzioni tecniche originali e rivoluzionarie tra le quali, in particolare, un’impegnativa discesa molto apprezzata dai fondisti più esperti. Accanto al tracciato agonistico, e in parte coincidente con esso, è presente il tracciato turistico con anelli da 2, 3 e 5 km. Sia la pista agonistica che quella turistica, entrambe sottoposte a costante manutenzione, sono state realizzate con la supervisione di Benito Moriconi, allenatore della squadra nazionale italiana di fondo e della campionessa olimpica Manuela Di Centa.

• La pista Viola: nasce negli anni ‘70 sulle rive dell’omonimo torrente, a Valdidentro, a 2 km circa dal centro di Bormio. Il tracciato della pista si snoda sulla destra del torrente Viola, ed è stata sede di varie edizioni dei Campionati Italiani Assoluti e di gare internazionali, tra cui gli ultimi Mondiali Under 23 nel 2003. La pista è ideata anche per garantire un’ottima visione da parte del pubblico nel corso delle gare, con una visibilità quasi integrale di tutto il percorso. La pista per circa 5km nella sua massima estensione attuale passando sotto alti boschi di conifere ed è di livello semplice anche per turisti. L’ impianto è stato completato con la costruzione di un edificio bar – ristorante, del servizio di noleggio sci e di un poligono per il biathlon e di un raccordo per l’accesso alla pista di ski-roll durante l’estate Negli ultimi anni ha subito numerose variazioni. La partenza si trova presso lo Ski stadium di località Baita Noa, da cui si avviano i vari i tracciati in direzione di Isolaccia e della località Le Motte, utilizzabili sia come pista unica che come percorsi separati.
• Inoltre si vuole ricordare la Piana dell’Alute, a Bormio. Si tratta di un grande anello che dalla cabinovia va a lambire il paese di Cepina per una lunghezza complessiva di quasi 10 km. Gli altri percorsi più brevi si diramano dal più grande, per la pratica delle varie tecniche, a un altro più impegnativo che risale i pendii del Valleccetta alternando alternando interessanti sali – scendi.

novembre 7th, 2011

SLEDDOG

Sleddog è un termine americano (l’insieme dei termini sled: slitta e dog: cane) che significa slitta trainata da una muta di cani con un conduttore, chiamato musher. Prima dell’avvento delle motoslitte, lo sleddog era l’unico mezzo di locomozione tra i distanti villaggi del Grande Nord, e veniva utilizzato da Eschimesi, Indiani Atabàskan e pionieri, i cercatori d’oro all’epopea del Gold Rush (febbre dell’oro) nel Nord-America. Oggi si utilizza lo sleddog come mezzo di trasporto, ma è diventato soprattutto uno sport dove Alaskan Husky, Siberian Husky o altre razze di cani nordici come Alaskan Malamute, Groellandesi o Samoiedi, vengono considerati veri e propri atleti che corrono instancabilmente anche distanze che superano i 200 Km al giorno, come nel caso delle più importanti competizioni nord-americane, l’idita road e la Yukon Quest. Proprio il percorso dell’idita road è divenuto celebre grazie alle gesta del cane husky Balto (proprio su di lui, nel 1995 è stato prodotto negli USA un film d’animazione) che, come racconta la storia, era un capomuta, ed aveva percorso un lunghissimo tragitto per portare il siero anti-difterico fino alla città di Nome, in Alaska. A lui è stata dedicata una statua al Central Park di New York. La dedica posta sotto il monumento recita così: “Dedicato all’indomito spirito dei cani da slitta che hanno trasportato l’antitossina difterica per 1000 Km sul ruvido ghiaccio, gelide acque, e venti glaciali da Nenana per salvare Nome, nell’inverno del 1925. Resistenza, fedeltà, intelligenza.”.. L’età minima per partecipare ai tour è di 13 anni; le escursioni e le attività invernali sono divise in:
Sleddog arnoga

- escursioni base da 5 km (tempo: 40/60 minuti)
- escursione base da 20 km (tempo: 2 ore circa)
- escursione di 2 giorni con pernottamento in casetta di legno parzialmente riscaldata
- gare aziendali

Per i più piccoli verranno effettuate gite su misura. Arrivando all’Husky Village, dopo le presentazioni, dei cani, si passa al briefing dove l’istruttore insegna come guidare la slitta e i tre comandi fondamentali da impartire ai cani: per partire da fermi bisogna dare il comando “Hike!” che significa “Via!Partenza!”, mentre “Uoooò” serve per far fermare i cani. Nel caso la muta dovesse perdere la concentrazione, basta un semplice “Hop Hop!” aiutati da qualche spinta con le gambe per riprendere la situazione. Le curve si affrontano come in sella ad una moto: bisogna sbilanciare il peso all’interno della curva; per le curve a gomito invece dopo aver rallentato a passo d’uomo bisogna scendere dalla slitta all’esterno della curva per poi fare qualche passo di corsa e risalire. Tutta questa esperienza è veramente indimenticabile, sembra di rivivere le grandi imprese di Umberto Nobile che con questi fantastici cani è riuscito a visitare il polo nord! E anche il divertimento è assicurato! Tutte queste emozioni si possono trovare nelle vicinanze di Bormio dove un’espertissima equipe organizza escursioni, sia individuali che collettive, tutto questo immerso nei bellissimi panorami valtellinesi.

ottobre 24th, 2011

PRIMA NEVE

A Bormio “Sci tutto l’anno” senza soluzione di continuità. Ai primi di novembre chiude lo Stelvio e contestualmente il 5 novembre, sabato, è prevista l’apertura degli impianti di Bormio da quota 3.000 ( Cima Bianca) a quota 2.450 (Valbella) . L’anticipo della stagione dello sci è un po’ in affanno a causa delle miti temperature registrate in questi ultimi giorni che, stando alle previsioni, permarranno sul territorio sino a fine mese. I battenti della modernissima funivia a 75 posti apriranno alle 9.00, tutto questo un mese prima della data ufficiale di apertura, grazie al continuo impegno della società impianti che ha investito circa 9,5 milioni di Euro attrezzando la ski area con il nuovissimo impianto di innevamento Thecnoalpin che garantisce una neve perfetta prima dell’arrivo delle grandi nevicate di fine novembre e inizio di dicembre. Con l’utilizzo di questa tecnologia all’avanguardia si è riusciti ad eludere lo stravolgimento delle stagioni che gravavano sulla regolare preparazione e apertura delle piste da sci! Più in generale l’offerta turistica della Ski-area di Bormio comprende 16 impianti, 20 piste tutte collegate sci ai piedi, con un’estensione di 50 km di tracciati, che si snodano da quota paese mt 1225 fino a quota mt 3012 di Cima Bianca, dove lo sguardo si perde in un panorama veramente mozzafiato: una strana alchimia di elementi naturali e colori che vede come protagonista la neve! Da ricordare, è la pista Stelvio (da 2255 m.s.l. a 1215 m.s.l.) dove si svolgerà in data 29 dicembre la gara maschile di Coppa del Mondo; questo evento è significativo perché dimostra che le piste di Bormio sono rinomate anche nel mondo dello sci agonistico. Il Giovedì, dopo la chiusura pomeridiana degli impianti, esperti snowmaker preparano due piste, la pista mondiale (discesa Stelvio) e la Genziana, per lo sci serale dalle ore 20 alle ore 23 per godersi appieno tutto ciò che Bormio e la sua neve sa offrire, e non solo; i rifugi rimarranno aperti per offrire cenette e aperitivi nell’attesa della “Bormio by night”. La società impianti ha anche costruito un attrezzatissimo snow-park vicino alla pista “Stella Alpina” su una superficie di 150000 m2 e un dislivello di 100 metri dove ogni appassionato potrà trovare la pista adatta al suo livello di performance. Un’altra importante novità sarà l’apertura del “ BEWHITE” alla partenza della cabinovia di Bormio dove verrà effettuato l’ormai famoso apres ski.

ottobre 10th, 2011

ARTE RUPESTRE, ARCHEOLOGIA CASTELLI E NATURA IN ALTA VALTELLINA

Transitando sulla statale 38, a 20 Km. dalla suggestiva conca di Bormio, i Graditi Ospiti della Magnifica Terra, potranno ammirare, all’altezza della località di Grosio, un promontorio a forma di schiena di balena: “ LA RUPE MAGNA “.
Sul colle della stessa due castelli, quello nuovo e quello vecchio, fanno da guardia alla vallata inserendosi nel paesaggio circostante- in modo maestoso.

Sin dalla preistoria la RUPE, la più grande roccia incisa nell’arco alpino, fu abitata e ne sono testimonianza le ben 5.000 incisioni rupestri, databili tra la fine del Neolitico all’Età del ferro.
Le incisioni sono testimonianza di svariati temi, dalle figure antropomorfe agli animali, dalle figure geometriche alle cappelle, fino alla rappresentazione degli oggetti della vita quotidiana, tipici i rastrelli.
La tecnica utilizzata per incidere cambia da incisione a incisione, dalla tecnica a
“ MARTELLINA” che lascia sulla roccia un’impronta circolare ed era effettuata con piccoli colpi di pietra, a quella “ FILIFORME O A GRAFFITO “ ottenuta grazie all’utilizzo di un oggetto appuntito.
Questo luogo ricco di fascino, può essere un diversivo nella nostra vacanza di sport, benessere e relax, offrendo agli adulti e ai più piccoli un’esperienza indimenticabile forse vissuta fino ad ora, solo sui libri di scuola.

Il periodo medioevale rivive nei resti dei due castelli della rupe.

castello visconteo

Il “ CASTRUM GROSIF ” O CASTELLO DI SAN FAUSTINO “ rimasto come testimonianza solo nel riconoscimento del perimetro murario, ha tra le sue caratteristiche il campaniletto che svetta quasi sembrare toccare il cielo azzurro della valle. E’ affiancato alla piccola cappella che contiene nel presbiterio due sepolcri medioevali scavati nella roccia.

Il “CASTRUM NUOVUM” fu eretto, invece , tra il 1350 e il 1375, per volere della famiglia Venosta, quando Grosio era in intensi rapporti commerciali con Venezia tramite il passo del Mortirolo . Per diverse esigenze strategiche, la fortezza diventò essenziale nelle necessità difensive.
Venne più volte distrutto e poi nuovamente ricostruito, oggi allo stato di rudere è un dei più interessanti e meglio conservati della provincia di Sondrio.
Questi simboli storici sono una testimonianza dei rapporti tra l’area transalpina dell’alta valle del Reno con quella sud alpina delle alpi centro – orientali.

Da non dimenticare, durante questa giornata di cultura storica , la VILLA VISCONTI
VENOSTA casa natale Cipriano Valorsa , pittore grosino del XVI secolo, definito il “Raffaello della Valtellina”.
A oggi,la villa è uno dei musei civici più interessanti e ricco di affreschi, con un accostamento di stili ed epoche diverse, nel quale immergersi.
Da non tralasciare il bellissimo e ampio parco che la villa possiede, nel quale soffermarsi per un momento di relax, quando al tramonto il sole abbandonerà l’affascinante vallata.